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Mettere al centro della propria progettazione l’utente significa tener conto dei desideri, dei bisogni, ma anche di tutte quelle componenti e azioni quotidiane a cui è abituato e con le quali ha familiarità.

Tra queste, senza dubbio, il dialogo con altre persone.

La nostra quotidianità è fatta di conversazioni face to face ma anche online. Basti pensare che il sistema di messaggistica più famoso, whatsapp, conta 2 miliardi di utenti mensili in tutto il mondo.

La necessità del consumatore 4.0, quindi è quella di essere in continuo contatto con gli altri, non può far a meno della conversazione.

QuestIT ha mosso i primi passi proprio partendo dall’utente, analizzando tutti gli aspetti che caratterizzano le interazioni tra persone, con l’obiettivo di replicare la realtà nel miglior modo possibile, ideando un sistema che ha come scopo quello di rendere la conversazione digitale più “umana”, grazie all’Intelligenza Artificiale.

Alla velocità di elaborazione dei messaggi e alla precisione delle risposte dei semplici assistenti virtuali mancava una componente che rendesse “l’effetto realtà”: la Virtual User Interface.

Dotare i nostri sistemi di Intelligenza Artificiale di un’interfaccia umana ha reso la comunicazione con gli utenti tutt’altro che digitale. Dialogare con un Assistente Virtuale che muove le labbra in modo sincrono alle parole pronunciate e che ha gestualità tipiche di un locutore umano è davvero sorprendente.

L’interazione tra utenti e Artificial Human ripropone il più similmente possibile quella tra due persone, creando così un’esperienza 4.0.

Non è soltanto la piacevolezza dell’immagine a rendere l’esperienza con gli Artificial Human all’avanguardia, la caratteristica che più avvalora l’importanza di questa tecnologia è la capacità di suscitare nell’utente, durante l’interazione, emozioni.

Un sorriso che genera un altro sorriso, una gestualità che mette a proprio agio e un tono della voce pressoché umano sono caratteristiche che coinvolgono gli utenti a 360°.

Non vogliamo far esperire solo momenti finalizzati alla soddisfazione di un bisogno, vogliamo far vivere emozioni e generare ricordi. E’ un compito arduo, ne siamo coscienti, ma i limiti sono fatti per essere superati giusto?

Con questo articolo non solo vi apriamo le porte sul nostro mondo, ma vi accogliamo nel nostro modus pensandi per raccontarvi perché abbiamo scelto di avvalerci di una Virtual User Interface per i nostri assistenti virtuali.

Le caratteristiche

Decidere di fornire ad un Assistente Virtuale sembianze umane significa tener conto anche di fattori propri della comunicazione umana, senza i quali dialogare con avatar 3D sarebbe solo un gioco e non un’esperienza vera e propria.

Due elementi abbiamo considerato imprescindibili per i nostri Artificial Human:

  • I segni para-verbali  Generare segni para-verbali accorcia le distanze con gli utenti e rende un senso di familiarità che mette a proprio agio. Questi, infatti, sono attinenti al tono della voce, alla pronuncia di determinati vocaboli (come ad esempio gli anglicismi), la velocità del parlato, il timbro della voce. Tutti questi elementi che esprimono la personalità dell’assistente e lo rendono più “umano“.
  • La prossemica. Avete presente il momento in cui siete in ascensore con uno sconosciuto e il primo gesto che fate è prendere il cellulare o guardare in basso per evitare l’imbarazzo? Beh quella è una situazione in cui avviene la violazione della prossemica. Ci sono infatti, nelle relazioni umani, dei livelli di prossemica (distanza fisica tra umani) che indicano il livello di intimità che intercorre tra due persone (una distanza di 1 metro indica un rapporto stretto e di amicizia, etc). Ecco questa caratteristica diventa fondamentale per umanizzare la conversazione con un Assistente Virtuale. L’Assistente Virtuale di Algho è inserito all’interno di uno spazio scenico che può essere personalizzato e ricreato nei minimi dettagli, in grado così di restituire un’esperienza di interazione sempre più reale.

Il futuro degli Artificial Human

Vi abbiamo spiegato in breve come abbiamo articolato il nostro lavoro di VUI ma quello a cui stiamo lavorando ha dell’incredibile.

Gli Artificial Human, infatti, proprio come delle persone reali, riusciranno a captare le emozioni dei loro interlocutori mediante l’analisi delle gestualità o del tono della voce.

Questa capacità farà in modo che gli assistenti virtuali riescano a rimodulare la conversazione in base allo stato d’animo dell’utente, per metterlo a proprio agio e dialogare nel modo più appropriato al contesto in cui avviene la conversazione.

Vi sembra fantascienza? Invece è realtà!

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