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Come la Digital Human Interface di QuestIT cambierà per sempre il tuo modo di comunicare

La Digital Human Interface è il simbolo per eccellenza del futuro.

Ancor prima della lettura scientifica lo ha sempre sognato una certa letteratura artistica specificamente dedicata.

Romanzi di fantascienza, il cinema a partire dagli anni ‘80 e a seguire i videogames negli anni ‘90, hanno plasmato costantemente la cultura generale del loro tempo con l’immagine preponderante dell’avatar.

Per avatar intendiamo un’entità dalle sembianze perfettamente umane che parla e si atteggia come un qualunque essere vivente fatto di carne e ossa.

Quel futuro così tanto immaginato e desiderato, in realtà è già adesso.

assistente virtuale

La Digital Human Interface come nuovo modello di economia

Il Summit europeo delle tecnologie immersive svoltosi a Venezia nel giugno 2018 ha parlato chiaro in merito: la realtà virtuale non è più solo intrattenimento, è un business a tutti gli effetti.

Ma perché è importante uno sviluppo in questa direzione? Serve davvero lavorare sugli sviluppi degli avatar? A che pro?

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Gran parte dei progressi in ambito tecnologico si sono sviluppati con l’intento di soddisfare una delle esigenze preponderanti dell’essere umano: comunicare.

Comunicare significa esprimere un fabbisogno che ha la necessità di trovare un riscontro in tempi rapidi e l’intelligenza artificiale sta cercando di assolvere questo compito.

Oggi, in particolare, significa soprattutto fare economia, intessere relazioni commerciali, produrre marketing, far muovere capitali attraverso la comunicazione del proprio brand, dei propri prodotti, della propria immagine.

La Digital Human Interface come nuovo modello di comunicazione

La DHI di QuestIT rientra pienamente in quest’ottica rappresentando per definizione lo stato più avanzato dell’umanizzazione dell’intelligenza artificiale e tale processo ha uno scopo ben preciso: creare empatia.

Attraverso di essa si cerca di andare a ricreare quelle situazioni emotive che si provano in una conversazione reale affinché gli Assistenti Virtuali possano essere percepiti meno come macchine e più come amici fidati e aiutanti personali.

C’è urgentemente bisogno di studiare e capire come poter introdurre un maggior livello di emotività all’interno della relazione uomo-macchina perché più una macchina ci appare umana, più naturale sarà il nostro comportamento.

In questi anni QuestIT ha lavorato assiduamente allo sviluppo di una Digital Human Interface efficace, progettando una nuova tecnologia che si è andata presto ad integrare all’interno di Algho, innestandosi in maniera semplice e diretta agli altri moduli di AI già presenti al suo interno.

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In questo frangente la tecnologia è stata messa al servizio di quella che può essere definita una vera e propria psicologia della comunicazione.

Particolare attenzione è stata dedicata a tutti quegli aspetti che regolano ed intercorrono durante un’interazione verbale.

La Digital Human Interface di QuestIT

Vediamo più nel dettaglio le caratteristiche della DHI:

  • I segni para-verbali dell’Assistente Virtuale. I segni para-verbali sono strettamente attinenti al tono della voce, la pronuncia di certi vocaboli (in particolar modo gli anglicismi), la velocità con cui parla, il timbro vocale. Tutti elementi che esprimono la personalità dell’assistente e fanno capire all’umano quale tipo di                                comportamento adottare nella conversazione, se usare un linguaggio formale oppure uno decisamente più informale, amichevole o più marcatamente professionale.
  • La prossemica è l’altra branca della comunicazione studiata e trasferita all’interno di questa tecnologia da parte del team di QuestIT. Lavorare sui gesti quotidiani che delimitano lo spazio della conversazione e che sottolineano certi contenuti, diventa fondamentale per umanizzare la conversazione, indicando il grado di confidenza presente tra macchina e umano nel corso dell’interazione.
  • Lo spazio. L’avatar tridimensionale di Algho è inserito all’interno di uno spazio scenico che può essere personalizzato e ricreato nei minimi dettagli, in grado così di restituire un’esperienza di interazione sempre più reale.

La componente umana della Digital Human Interface

Tutto ciò sottintende, com’è facile intuire, un lavoro di programmazione estremamente complesso attraverso lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie sofisticate, con il fine di rendere, al contrario, la user experience dell’utente semplice e il più naturale possibile.

Tale processo non è da leggersi semplicemente come un mero arricchimento di una macchina, una “decorazione umana” di un artificio tecnico che altrimenti si presenterebbe “inospitale” agli occhi di una persona.

Come accennato ad inizio articolo, la Digital Human Interface risponde ad un’esigenza ben definita, in particolar modo in quegli ambiti dove il bisogno di comunicare e di ricevere informazioni in breve tempo possono fare la differenza per prendere decisioni importanti anche di carattere vitale per un’azienda o per il singolo individuo.

La componente tecnica non può funzionare bene però senza una componente umana e umanistica che l’accompagni. Questa è in sintesi l’essenza della DHI.

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