Immagina di poter essere in due posti contemporaneamente: non fisicamente, ma attraverso la vostra copia virtuale. Immagina poi che questo clone digitale abbia il tuo volto, la tua voce e che si comporti esattamente come te, dentro lo schermo di un computer o di uno smartphone in uno spazio tridimensionale. Ma soprattutto, immagina che il tuo avatar risponda esattamente alle richieste dei tuoi clienti o degli utenti del tuo servizio, attraverso un semplice comando vocale, fornendo all’interlocutore le stesse risposte e con la percezione di averti proprio lì, davanti ai loro occhi. Pur non essendo fisicamente presente.

Esisto, quindi sono (digitale)

Il concetto di presenza virtuale digitale non è per niente banale in un panorama in cui la rivoluzione digitale si muove alla velocità della luce e le aziende virano verso nuove strategie per ottimizzare i processi aziendali ed essere sempre più riconoscibili e competitive sul mercato. In questo vasto scenario digitale sempre più interconnesso, però, spesso non è sufficiente il solo fatto di essere presenti: a fare la differenza è ancora una volta la qualità delle relazioni, dove ogni dettaglio diventa fondamentale per creare connessioni di valore, anche all’interno del proprio business.

Cosa hanno in comune, allora, le relazioni di qualità con il concetto di presenza virtuale?

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Digital Human Interface: interfacce personalizzate intelligenti che migliorano l’esperienza

Secondo i ricercatori ciò che rende realistico e credibile l’avatar sono i dettagli: per esempio alcuni movimenti caratteristici, come inarcare un sopracciglio, tenere le mani in una certa posizione o corrugare la fronte. Con l’utilizzo di software che rendono possibile tutto questo, il vostro interlocutore avrà l’idea di parlare proprio con voi. Ad oggi i risultati migliori sono offerti dagli assistenti virtuali conversazionali, niente di meno che software in grado di analizzare il contenuto di una frase e dare una risposta pseudo intelligente che può sembrare frutto di un pensiero.

Gli Assistenti conversazionali stanno compiendo una vera e propria rivoluzione delle relazioni, diversamente da quanto si poteva credere con i primi chatbot utilizzati per il servizio di assistenza clienti o nelle piattaforme più conosciute di messaggistica istantanea. Questa inaspettata rivoluzione dei virtual assistant assume una nuova veste anche nella modalità di interazione: l’utente può chiedere informazioni semplicemente con il solo comando della voce, relazionandosi con una Digital Human Interface, un avatar 3D personalizzato nelle sembianze e nell’ambientazione, passando così da un sistema di comunicazione scritto o impersonale ad uno basato sull’intersezione di comunicazione verbale, paraverbale e non verbale tipici dell’interazione e relazione umana, rendendo così l’esperienza di navigazione del sito e di conversazione ancora più unica.

Algho, la tecnologia proprietaria di QuestIT che integra la Digital Human Interface

La Digital Human Interface di Algho è la nuova frontiera dell’Interaction Design e della progettazione delle interfacce. Si tratta di un avatar 3D inserito in uno spazio tridimensionale interattivo che restituisce un’esperienza di navigazione sempre più fluida e piacevole per l’utente finale con l’obiettivo di catturare l’attenzione degli utenti.
Questo sistema rivoluziona il concetto di comunicazione digitale, passando da una tipologia di comunicazione scritta o impersonale ad uno basato sull’intersezione di comunicazione verbale, paraverbale e non verbale (movimenti della testa, microespressioni facciali, movimenti della mano ecc..) tipici dell’interazione e delle relazioni umane.

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Questo tipo di soluzione e di comunicazione verso l’utente va sicuramente ad impattare sulla Customer Experience, creando il giusto engagement e fornendo un livello di User Experience molto alto e innovativo. Durante una conversazione tra cliente ed operatore c’è sempre un equilibrio tra dialogo e personalità, supportato da sentimenti ed emozioni, che creano empatia. Ma anche senza la presenza fisica dell’operatore, il legame uomo-macchina ha margini di grandi evoluzioni: pur interagendo con un assistente virtuale, gli esseri umani saranno in qualche modo grati a tutte quelle tecnologie che quotidianamente portano alla risoluzione dei loro problemi. La personificazione nelle nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale non avrà solo il risultato di diminuire i problemi, ma porta l’utente ad avere una maggiore fiducia in essa, poiché l’utente si aspetta la stessa relazione empatica che creerebbero con un operatore umano.

Digital Human di questit

Perché adottare la Digital Human Interface di QuestIT?

La Digital Human Interface è in grado di assolvere compiti ma anche consigliare l’utente nelle scelte che deve compiere in base ai suoi precedenti comportamenti o a delle preferenze manifestate. In primo luogo per la possibilità di personalizzare l’interazione attraverso l’avatar e l’ambientazione. Questo porta a migliorare l’esperienza dell’utente e creare engagement con esso. Inoltre, permette di potenziare la Customer Experience e di rispondere real-time ai bisogni dell’utente. Le sembianze umane, la naturalezza dei movimenti e l’interfaccia vocale naturale abbassano la distanza e la diffidenza che inizialmente potrebbero crearsi di fronte ad un avatar 3D. Questa personificazione dell’avatar è data anche dall’espressione e dall’evocazione di emozioni, oltre che da un comportamento proattivo verso l’utente, con la richiesta di informazioni e l’interazione vocale.

Scopri le nostre use case sull'applicazione di Intelligenza Artificiale

Dall’identità digitale al sosia digitale il passo può non essere breve, ma siamo vicini. È una rivoluzione che si manifesta sulla scia del boom dei mercati delle nuove tecnologie come quello della realtà aumentata, che secondo recenti stime Nasdaq raggiungerà 70 miliardi di dollari entro il 2023, e che con l’implementazione dell’intelligenza artificiale varrà 190 miliardi nel 2025.

Vi piacerebbe avere una vostra versione 3D online? Così gestito, il rapporto tra azienda e consumatore aiuta a costruire la fiducia, seppur mantenendo sempre una presenza one-to-one, che va di tanto in tanto riconosciuta e premiata.